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Anatomia dell’Amore Assoluto: Dialogo sul Coraggio di Esserci.

Ci sono parole che usiamo fino a consumarLe.
“Amore” è forse la vittima principale di questa usura quotidiana.

Lo cantiamo, lo scriviamo, lo cerchiamo disperatamente, ma quando i riflettori dell’infatuazione si spengono e resta solo la realtà, cruda, di due esseri umani l’uno di fronte all’altro, quanti sanno davvero cosa significa amare?

Per esplorare il concetto di amore nella Sua forma più assoluta, radicale e risolutiva, abbiamo intrapreso questo dialogo con il Dott. Pasquale Bressi Pizzimenti, Psicologo e Amministratore Delegato di Società di Scienze Comportamentali.

Un viaggio tra le pieghe di un sentimento che non è solo emozione ma anche fatica, intuizione ma soprattutto una scelta quotidiana.

D: Iniziamo togliendo ogni velo romantico. Che cosa vuol dire, realmente amare? Se dovessimo definire il concetto di amore nella Sua titolarizzazione più assoluta, cosa resterebbe?

R: Se togliamo il cinema, le canzoni e l’adrenalina dei primi mesi, l’amore assoluto si rivela per quello che è: “Un atto di volontà titanico”.

Amare non è “sentire le farfalle nello stomaco”. Quello è l’innamoramento, un trucco biologico e bellissimo per farci avvicinare.

L’amore assoluto inizia esattamente dove finisce l’inerzia dell’infatuazione.

Vuol dire scegliere quella persona ogni singolo giorno, anche nei giorni in cui non è amabile e anche nei giorni in cui noi stessi non ci sentiamo amabili.

Nella Sua essenza più pura, amare significa dire all’altro “Ti vedo. Vedo la Tua luce, vedo le Tue ombre, e decido che il mio posto è qui, al Tuo fianco.”

É la totale destrutturazione dell’ego a favore di un “NOI” che diventa un’entità autonoma.

“L’amore assoluto non è possesso, è Testimonianza. È scegliere di essere il testimone oculare e benevolo della vita di un’altra persona”.

 

D: Molti affermano di amare intensamente, ma si perdono nei gesti. Come si ama nella pratica? Qual è la grammatica quotidiana di questo sentimento?

R: Si ama con la presenza prima di tutto. E per presenza non intendo l’occupare uno spazio fisico, ma l’essere emotivamente sintonizzati.

Come si ama? Ci vuole orecchio per i dettagli.

Si ama ricordando come l’altro prende il caffè, accorgendosi se il Suo respiro cambia quando torna dal lavoro, anticipando una sua stanchezza.

Si ama lasciando andare il bisogno di avere sempre ragione.

Si ama facendo spazio e non togliendo l’aria.

La grammatica dell’amore è fatta di un vocabolario minuscolo, invisibile dall’esterno. È l’arte di proteggere le vulnerabilità dell’altro senza fargliele pesare.

 

D: Spesso le relazioni naufragano davanti agli ostacoli. Quanto conta, nell’amore vero, la capacità di interpretare e risolvere i problemi dell’altro?

R: È tutto. È qui che si separa l’amore maturo dall’attaccamento infantile. Quando si ama in modo assoluto, i problemi dell’altro smettono di essere i “Suoi” e diventano il terreno su cui costruire la migliore soluzione.

Attenzione però: non si tratta di sostituirsi all’altro o di trattarlo come un incapace.

Significa sviluppare una sensibilità tale da sapere interpretare un silenzio prima ancora che diventi una crisi. 

Spesso l’altro non ha la forza di chiedere aiuto. Chi ama davvero sviluppa una sorta di “sesto senso “che sostiene la fatica del partner. 

Quindi:

  • L’interpretazione: È capire che se risponde male, forse non è rabbia contro di Te , ma frustrazione per un Suo fallimento personale o lavorativo.
  • La risoluzione: È l’azione concreta. È dire “Siediti. A questo ci penso io, oggi”. Che si tratti di pagare una bolletta sfuggita, di prendere in mano una situazione spinosa con la famiglia o di organizzare una via d’uscita da un problema pratico.

Amare significa essere l’“Ammortizzatore” tra l’anima del partner e la durezza del mondo. È dirsi “ Tu porti questo peso, io porto Te finché non riprendi fiato “

 

D: Questa dedizione sembra richiedere un’energia inesauribile. Non c’è il rischio di annullarsi per risolvere i problemi dell’altro?

R: C’è, se l’amore è unidirezionale. Ma l’amore nella Sua forma più alta è un “Ecosistema” perfetto, uno scambio continuo. Se io spendo le mie energie per fare scudo a Te oggi, so che Tu sarai il mio riparo domani.

La capacità di risolvere i problemi dell’altro nasce dalla sicurezza che si è una “squadra”. Non c’è annullamento dove c’è reciprocità. Anzi, c’è un enorme espansione del “Sé”. 

Quando risolvo un Tuo problema e vedo i Tuoi lineamenti distendersi, la Tua pace diventa la mia gratificazione.

È una dinamica potente: ci si prende cura delle ferite altrui per guarire, in fondo , anche le proprie.

 

D: Per concludere. Se dovesse lasciare un messaggio a chi sta leggendo e si chiede se sta davvero amando o se è amato in modo assoluto, cosa gli direbbe?

R: Gli direi di guardare ai momenti bui, non alle giornate di sole.

Chiedetevi: quando il mondo mi crolla addosso, questa persona aggiunge caos o porta chiarezza?

Quando l’altro cade, sento l’urgenza viscerale di tendergli la mano e sporcarmi le ginocchia di fango o provo solo un fastidio per il tempo che mi sta togliendo?

L’amore assoluto è faticoso, è audace, richiede un coraggio da leoni perché ci espone al rischio di soffrire enormemente. 

Ma è l’unico modo di vivere che dà un senso compiuto all’”Essere Umani”.

Se trovate qualcuno i cui silenzi parlano alla Vostra anima, e i cui problemi Vi sembrano puzzle che avete voglia di risolvere insieme, tenetevelo stretto. 

Siete nel “Territorio Sacro dell’Amore”.

 

D: In sintesi: se dovessimo condensare tutto questo in un’unica regola d’oro, in un’equazione tanto razionale quanto emotiva , quale sarebbe secondo Lei la formula migliore per “ amare”?

R: È una promessa di “Lucidità nel caos”. Si riassume in una domanda che dovremmo porci ogni sera davanti allo specchio: “Oggi, sono stato un approdo per l’altro, o soltanto un ennesimo mare in tempesta?

La razionalità dell’amore sta nel comprendere che nessuno si salva da solo e che costruire la pace dell’altro è l’investimento più lucido che si possa fare per la propria.

L’emozione, invece, sta in quel brivido sottile nel realizzare che, in un universo immenso, freddo e distratto, abbiamo il potere supremo di far sentire un altro essere umano al sicuro.

Amare è questo: “Diventare il luogo sicuro”. Non è un sentimento che ci capita; è una “Cattedrale” che decidiamo di scolpire giorno dopo giorno, “Pietra su Pietra”, con le mani sporche di vita e il cuore privo di paura.

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