L’ora dell’aperitivo di Luglio 2020 con… Andrea Razzini, Direttore Generale Gruppo Veritas s.p.a.
Luglio 27, 2020

L’ora dell’aperitivo di Settembre 2020 con…

Giovanni Antonio Osnago Gadda, Of Counsel presso Morri Rossetti e Associati Studio Legale e Tributario – Milano.

Svolgo la professione di giuslavorista da quasi ventisei anni, durante i quali ho assistito imprese di ogni dimensione e di diverse nazionalità, oltre a molte persone fisiche, in prevalenza dirigenti.

Più di un quarto di secolo che costituisce gran parte del mio vissuto umano, prima ancora che professionale, al quale ripenso quotidianamente: un mondo eterogeneo di relazioni con colleghi, magistrati, amministratori delegati, direttori generali, direttori del personale, clienti, controparti; una miriade di luoghi e di momenti diversi.

Bello ripensarci davanti a un aperitivo che, come ben ricordate nell’ introdurre questo appuntamento, è «luogo di incontro, di auspicata leggerezza, durante il quale ci si racconta, si discute, si sorride, ci si sostiene». Un’occasione grazie alla quale, personalmente, ho avuto più volte la possibilità e la fortuna di conoscere molti clienti e trasformare rapporti professionali in rapporti personali, anche di amicizia.

Le relazioni umane, quindi, come punto di arrivo per un buon rapporto professionale?

Di più. Le relazioni umane sono la vita stessa. Personale o professionale che sia.

È evidente come l’armonia delle relazioni personali, in qualsiasi organizzazione di lavoro, sia fondamentale.

Evitare incompatibilità ambientali è uno degli obiettivi cui nessun responsabile, in un’impresa, può venire meno.

Sembra un’affermazione banale: ma la pratica quotidiana ci dice che si tratta di una meta ben più difficile da raggiungere di tante altre.

Spesso ci troviamo a occuparci del particolare, dimenticando i princípi primi e gli aspetti generali, che sono fondamentali.

 

La pagliuzza e la trave?

Esatto.

Ti faccio un esempio: spesso, proprio in relazione al mondo del lavoro, ascoltiamo o leggiamo notizie relative alla parità di genere o alla discriminazione.

Si tratta di problemi effettivi, seri, gravi, che è giusto affrontare.

La verità, però, è che a monte manca il rispetto della persona.

La legge può prevenire molte mancanze. Ma se vi è assenza di rispetto umano, la legge può solo sanzionare.

Da quasi 80 anni l’art. 2104 del Codice Civile prevede l’obbligo di diligenza e di disciplina del prestatore di lavoratore nell’ambito del rapporto di lavoro: quindi codifica, nell’ambito di quel contratto, il rispetto umano che deve sussistere tra le parti.

Eppure, se ci soffermiamo un attimo a pensare, dovrebbe essere ritenuto superfluo. Se poi aggiungiamo che a quella norma sono seguite decine di provvedimenti legislativi, regolamentari, procedurali, contrattuali collettivi, e non, che vanno a dettagliare come, quando, in quali situazioni le parti del contratto di lavoro devono comportarsi nei reciproci rapporti, arriviamo quasi all’ assurdo.

 

Troppe regole, nessuna regola?

 

Ritengo, più che altro, che regolamentare tutto, rinunciando all’ utilizzo di rispetto e buon senso, sia un errore. Come è un errore rinunciare a insegnare l’uno e l’altro.

Non si tratta di utopia. Ma di mera vittoria sulla nostra crescente pigrizia, che la tecnologia odierna ha decisamente fatto giungere a livelli preoccupanti.

Ti faccio un altro esempio: pensa alle numerosissime procedure (oggi tornate alla ribalta a causa dell’utilizzo forzato e massivo del lavoro in modalità agile) che nei decenni hanno perimetrato il potere di controllo del datore di lavoro; oppure a tutta la normativa sulla riservatezza, anche in ambito lavorativo.

Leggendo tra le righe è evidente che quella che si tenta di superare è la diffidenza tra le due parti contrattuali, datore e prestatore di lavoro.

Una diffidenza che, tuttavia, nasce dalla consapevolezza che i princípi primi che dovrebbero governare anche il contratto di lavoro (su tutti, correttezza e buona fede), spesso vengono dimenticati o, peggio, violati.

 

Perché a tuo avviso?

 

Accennavo al rispetto della persona ovvero della disciplina in azienda.

Spesso chi ha il potere di impartire direttive si sente esentato dal dover osservare questi obblighi: il che, oltre a cattiva educazione, manifesta poca intelligenza e carenza di professionalità.

I modi, i termini, l’atteggiamento con il quale si domanda l’esecuzione di un compito influiscono non poco su chi è chiamato a eseguire, incidendo sul risultato finale. Non di rado, infatti, la reazione di chi riceve e deve eseguire l’ordine impartito si concretizza in una esecuzione negligente.

 

Quindi, a tuo avviso, le incompatibilità ambientali sono frutto dell’assenza di rispetto e di dialogo?

 

Difficile rispondere si o no. Come sempre è un insieme di fattori e di variabili. Di norma, quando due persone si trovano per la prima volta a lavorare “gomito a gomito” dovrebbero almeno concedersi un “periodo di prova”, studiarsi, prima di barricarsi dietro le rispettive convinzioni.

Invece, soprattutto nei rapporti gerarchici, assistiamo spesso all’approccio da “capetto di turno”, a tutti i livelli dell’organizzazione e della gerarchia aziendale.

Voi psicologi, ben più di noi, sapete che urlare e insultare costantemente (con gesti o parole) chi ci sta attorno, chi collabora e lavora con e per noi, è segno di debolezza, non certo di intelligenza e consapevolezza del proprio ruolo.

Per lo stesso principio, è inaccettabile da parte del prestatore di lavoro l’esecuzione errata o, addirittura, parzialmente o totalmente omessa, della direttiva ricevuta. Anche quello è rispetto.

 

E torniamo così all’inizio?

 

Esattamente. In questi mesi ci siamo affaticati a capire se e come cambierà il rapporto di lavoro e il luogo dove lavoriamo, tra chi dovrà comunque recarvisi e chi dovrà o potrà svolgere le mansioni assegnate in modalità agile.

Tuttavia, molti datori di lavoro rifiutano l’idea di non vedere i loro collaboratori e dipendenti in un determinato luogo. Molti collaboratori e dipendenti non accettano di tornare in quel luogo, in quel posto di lavoro. Molti altri, invece, preferiscono tornare al regime ordinario, perché a casa hanno lavorato ben oltre orari ragionevoli, senza peraltro ottenerne alcun vantaggio economico, in alcuni casi neppure un “grazie”.

Ebbene, come sottolineavi tu, siamo al punto di partenza: se manca il rispetto, il riconoscimento della fatica altrui, della diligenza, il rapporto non può certamente crescere e consolidarsi.

Paradossalmente, il lavoro svolto in modalità agile rappresenta la soluzione immediata in ipotesi incompatibilità ambitale. Ma, a pensarci un attimo, è anche una modalità di svolgimento dell’attività lavorativa che va a negare la creazione di un’armonia organizzativa che, come si diceva, è quasi imperativa in qualsiasi realtà, anche aziendale.

Forse, la vera sfida odierna, è creare un’armonia e mantenerla in realtà di impresa un po’ rarefatte, proprio a causa del lavoro agile.

 

Tu rispetti i tuoi collaboratori?

 

Chi si occupa di astrologia mi ha segnalato che io appartengo al segno del Cancro, con ascendente Vergine. Pare, quindi, che io abbia un carattere non facile.

Devo ammettere che passo rapidamente dallo stato di grazia a quello di alterazione, e viceversa.

Credo, però, che chi collabora con me abbia compreso che spesso è la costante passione per la professione che mi porta a reazioni scomposte (delle quali, peraltro, mi pento e quasi sempre – se lo ritengo corretto – mi scuso); non certo la carenza o, peggio, l’assenza di rispetto per chi mi sta accanto e mi aiuta quotidianamente.

 

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